Zucchero?! No grazie, prevengo il diabete.

Il diabete è un’epidemia in continua espansione, in Italia colpisce 3,3 milioni di persone pari al 5,5% cui va aggiunto un altro milione di persone che ignorano di avere già la malattia.

zucchero

 

Oggi abbiamo chiesto ad Alberto Donzelli, per oltre un decennio Direttore del Servizio Educazione all’Appropriatezza ed EBM dell’ASL di Milano, di darci il punto di vista scientifico sulla correlazione tra alimentazione moderna e diabete.

“L’Oms definisce zuccheri liberi gli zuccheri che sono aggiunti ai cibi dall’industria, oppure dal cuoco o dal consumatore. Fra gli zuccheri aggiunti sono computati anche succhi di frutta o le bevande zuccherate e il miele. Non sono computati come zuccheri liberi quelli normalmente presenti in cibi come la frutta, alcune verdure o il latte.

Il problema è molto serio per i cibi solidi, se si considerano le abitudini della nostra storia evolutiva, ma è ancor più grave per le bevande zuccherate. Prima di ricevere da quello che ingeriamo i primi segnali di sazietà che calmano la ulteriore ricerca e ingestione di cibi, con i liquidi ingeriamo quantità di calorie molto rilevanti senza modulare in modo tempestivo il senso di sazietà. Chi mangia una mela masticandola, ottiene segnali di sazietà, di distensione dello stomaco e di inizio di assorbimento di zuccheri che moderano l’appetito. Ammesso che passi a una seconda mela, è quasi certo che non arrivi alla terza. Invece un centrifugato di tre mele lo si butta giù in pochi sorsi, ma contiene le stesse calorie di tre mele un po’ denudate di altri principi nutritivi.

È preoccupante che le linee guida italiane dell’ex Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, oggi CREA Alimenti e Nutrizione, siano “caute” nella comunicazione dei rischi connessi. C’è scritto: “in passato si era ipotizzata una correlazione diretta fra consumo di zuccheri e insorgenza di obesità e diabete e malattie cardiovascolari. Queste ipotesi sono state in seguito smentite da studi più approfonditi”. Non è così! È esattamente vero il contrario. La ricerca (indipendente) ha permesso di confermare in maniera inoppugnabile la relazione tra consumo di zuccheri, sovrappeso diabete e altre patologie.

Punto di vista scientifico sulle bibite dolcificate

Per il peso una revisione sistematica, cui ha fatto seguito combinazione e sintesi matematica dei risultati, ha dimostrato in modo certo che le bevande dolcificate si associano a un aumento di peso sia nei bambini sia negli adulti, e che anche in modo indipendente dall’aumento di peso determinano un aumento di diabete.

EPIC è una gigantesca ricerca epidemiologica che riguarda dieci paesi europei fra cui l’Italia e che ha dato risposte (in Epic Interact), su più di mezzo milione di persone seguite nel tempo per vari lustri, rilevando ciò che mangiano e se si ammalano o restano in salute.

La ricerca ha mostrato che per il diabete c’è una relazione importante, che conferma quanto già riscontrato dagli americani, cioè che ogni 360 cc di bevanda zuccherata (una lattina) al giorno fa già aumentare del 25% il rischio di diabete. EPIC ha trovato più o meno la stessa cosa: cioè un terzo di litro al giorno di bevanda zuccherata aumenta del 22% il rischio di diabete. L’aumento di rischio, dunque, non richiede grandi consumi, se si considera che vi è chi ingerisce anche beveroni da un litro di queste bibite!

Una ricerca ulteriore ha anche documentato che c’è indipendenza tra il rischio di sovrappeso e obesità generato da zucchero e bevande zuccherate e il rischio di diabete, che non è spiegato solo dall’aumento di peso, ma anche da un percorso patologico indipendente.

Una ricerca su 175 paesi al mondo (cioè su quasi tutti) ha mostrato una relazione diretta tra il diabete a livello di popolazione e il consumo di zucchero, che è uno dei fattori principali nell’epidemia di diabete da cui siamo afflitti. È interessante verificare cosa la provoca. Ci sono paesi dove il diabete ha una prevalenza altissima, benché la popolazione sia magra: ciò accade ad es. in Sri Lanka, oppure in Madagascar. Sono magri, ma si vedono soggetti con amputazioni alle dita per il diabete, che è diffuso. Non hanno molto da mangiare, ma anche nei villaggi non vicini alle zone turistiche spicca l’emporio che vende bevande zuccherate. Il diabete è di certo favorito dal sovrappeso, soprattutto da un girovita abbondante, ma lo zucchero aggiunge un ulteriore fattore di rischio. Si tratta di due fattori indipendenti, che esasperano l’incidenza di diabete.

Il fruttosio è una valida alternativa?

Il fruttosio è considerato lo zucchero della frutta nell’immaginario delle persone, e nella frutta fa bene, perché è bilanciato dalla presenza della fibra alimentare, e di potassio, magnesio, vitamine e tanto altro ancora… Ma se assunto come tale nelle bevande zuccherate aumenta la resistenza insulinica, il colesterolo cattivo, i grassi nel sangue trigliceridi, il grasso addominale, la pressione arteriosa, l’uricemia e la gotta, e causa un maggior rischio di sindrome metabolica, di malattie cardiache, attiva una chinasi ad azione infiammatoria. Quindi aumenta lo stato infiammatorio.

È rischioso aumentare la frutta nei diabetici? No, lo possiamo dire con valide prove, grazie a ricerche di randomizzate controllate, cioè di alta validità. In una, attuata su soggetti diabetici, ai partecipanti del gruppo di intervento si è raccomandato di aumentare il consumo di frutta, rispetto a un gruppo di controllo cui si è chiesto di mantenere il consumo precedente. Entrambi i gruppi adottavano uno stile di vita che cercava di far perder peso, in entrambi i gruppi si è ridotta l’emoglobina glicata, ma nel gruppo che ha aumentato il quantitativo di frutta l’emoglobina glicata si è ridotta di più, le riduzioni di peso sono state più marcate a parità di consumo di calorie, e si è avuta anche una maggior riduzione della circonferenza-vita. Oltre a ricerche osservazionali importanti, abbiamo anche ricerche di altissima validità che dimostrano che il fruttosio nella frutta è una cosa, mentre il fruttosio nelle bevande zuccherate ha tutt’altri effetti. “

Conclusioni

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha suggerito una ulteriore limitazione al consumo di zuccheri aggiunti: al di sotto del dieci per cento dell’apporto energetico quotidiano (non più di 50 grammi, pari a circa 12 cucchiaini), se possibile arrivando a ridurli anche alla metà.

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Chi è Alberto Donzelli, l'esperto che abbiamo avuto ospite in numerosi eventi formativi e oggi ci ha aiutato a scrivere questo interessante articolo.

Alberto Donzelli è anche direttore editoriale delle Pillole di buona pratica clinica per medici e delle Pillole di educazione sanitaria per cittadini-assistiti e autore di centinaia di pubblicazioni di carattere scientifico o di divulgazione scientifica.

Cosa sono le Pillole di educazione sanitaria? Sono schede di divulgazione scientifica, espresse in forma chiara, semplice e incisiva, concepite per incoraggiare i cittadini a:

  • conoscere gli elementi fondamentali di autogestione della propria salute e acquisire migliori capacità per metterli in pratica
  • dotarsi di un salutare senso critico, con maggiore consapevolezza di limiti, rischi e costi dei trattamenti correnti e della disponibilità di efficaci alternative
  • far buon uso dei servizi sanitari nella consapevolezza sia dei propri diritti sia delle proprie responsabilità
  • non sollecitare i medici a prescrizioni irrazionali di natura consumistica

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