Effetto Placebo: siamo quello che pensiamo

Milena Simeoni

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Milena Simeoni, Naturopata e Riflessologa, dal 2010 è responsabile, per la sede di Piacenza, del progetto DIANA 5 (Studio di Prevenzione delle Recidive del Tumore al Seno attraverso l'Alimentazione e lo stile di vita) condotto dal Prof. Franco Berrino della Fondazione IRCCS (Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano).
Milena Simeoni

Abbiamo tutti la possibilità di migliorare o peggiorare la qualità della nostra vita. Potremmo decidere di mangiare meglio, di camminare di più, di coltivare sane relazioni, meditare, abbracciare, cantare ed essere grati alla vita ma se le azioni che porremo in essere non saranno supportate da pensieri adeguati, il risultato sarà deludente. Viceversa se i nostri pensieri saranno propositivi, luminosi e colmi di fiducia, la vita risplenderà anche quando le cose non andranno come previsto.
I pensieri, inscindibili da principi e convinzioni, come la radice di una pianta, danno i loro frutti:
- se sarò convinta che un’esperienza potrà essermi utile per divenire migliore, avrò più tenacia nell’affrontarla e, indipendentemente da come andrà a finire, mi sentirò vincente;
- viceversa, se di fronte alla difficoltà e al dolore mi abbatterò sentendomi trattata ingiustamente, non amata o tradita, perderò la capacità di trovare soluzioni e, divenendo il problema, amplificherò il mio dolore e la conseguente sofferenza.
Per descrivere un po’ meglio quanto detto continuo con un testo tratto dal libro di prossima pubblicazione “Naturopatia Olistica”, edito da LUMEN Edizioni che approfondisce queste potenzialità del piano razionale focalizzando l’attenzione sull’effetto placebo.

“L’effetto placebo, profondamente sottostimato dalla medicina ufficiale, è un fenomeno psico-biologico capace di innescare precise reazioni cerebrali e fisiologiche; più dettagliatamente è considerato placebo uno stimolo (terapia, rimedio, farmaco, consiglio o atto chirurgico) che, utilizzato con la convinzione di essere benefico, nonostante no n abbia specifici effetti terapeutici, determina precise reazioni.

L’effetto placebo consegue quindi a un condizionamento positivo derivante da convinzioni, credenze, precedenti esperienze o dalla speciale relazione medico-paziente o naturopata-utente. Quest’efficacia dovrebbe essere presa in seria considerazione in qualsiasi approccio terapeutico, oltre che come effetto aggiuntivo, come parte integrante dell’intervento stesso. L’effetto placebo mette in luce l’inscindibile relazione tra pensiero e salute e, così facendo, insegna l’importanza del ruolo che il piano razionale può giocare nel percorso di guarigione.
L’effetto placebo, riscontrato sulla riduzione del dolore, sul miglioramento di patologie a rilevante componente psicosomatica (come per es. emicrania e insonnia) e di patologie organiche (come per es. l’ulcera, l’artrite reumatoide, l’osteoartrite), è anche stato osservato in alcuni interventi chirurgici come per esempio nello studio del 2002 del dottor Bruce Moseley.


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2002 – Bruce Moseley
The New England Journal of Medicine

Lo studio è stato condotto su 180 pazienti con osteoartrite al ginocchio, divisi in tre gruppi. L’esperimento fu condotto in doppio-cieco, ovvero in maniera tale che né i pazienti né gli sperimentatori sapessero “chi fosse sottoposto a cosa”, per evitare che sia le persone operate che i medici, con le loro aspettative o giudizi, potessero influenzare l’andamento dell’esperimento.
Al primo gruppo (59 pazienti), è stata fatta un’incisione e operata un’artroscopia, che consiste nel raschiamento e nell’abrasione della cartilagine danneggiata.
Al secondo gruppo (altri 61 pazienti) è stato invece fatto un lavaggio con 10 litri di una soluzione salina.
Al terzo gruppo (60 pazienti) fu invece simulata la procedura dell’artroscopia, operata un’incisione di un centimetro sulla pelle e poi ricucita la parte senza in realtà aver utilizzato nè strumenti nè liquidi sul ginocchio stesso.
I tre gruppi furono sottoposti, successivamente all’operazione, allo stesso trattamento post-operatorio e alle medesime procedure riabilitative: il gruppo che aveva subito la finta operazione ebbe gli stessi miglioramenti degli altri due monitorati dopo il primo e il secondo anno.
Il gruppo di persone che fu sottoposto alla reale operazione chirurgica ottenne gli stessi risultati del gruppo placebo, sia nella capacità di camminare sia in quella di piegarsi.


Nonostante l’effetto placebo sia, ancora oggi nel 2016, considerato solo una semplice conseguenza di banali suggestioni, fisiologicamente è una precisa risposta neuroendocrinoimmunitaria strettamente connessa al valore che l’individuo attribuisce ai rimedi assunti, alla terapia seguita o, persino, all’intervento subito.
È possibile ipotizzare che ogni terapia possa apportare ben-essere ogni qualvolta il soggetto ripone piena fiducia nel professionista e negli strumenti da lui proposti e, al contrario, possa apportare mal-essere ogni qualvolta vi sia sfiducia e venga, da parte dell’operatore, proposto un atteggiamento ansiogeno che induce paure e, conseguenti, stati negativi. D’altro canto non sono da sottovalutare le convinzioni dell’operatore che, come qualsiasi osservatore, più o meno consapevolmente, condizionano profondamente l’esperimento e il risultato dello stesso.

La Naturopatia Olistica, consapevole della forza-pensiero, utilizza questo strumento come rafforzativo delle metodologie applicate e come vero e proprio mezzo terapeutico proponendo, nei progetti rieducativi personalizzati, delle riprogrammazioni mentali attraverso letture, ripetizioni di mantra , frasi propositive e visualizzazioni. Veri e propri rimedi per la mente, utili per superare gli ostacoli individuali, per sostenere il processo di cambiamento e l’auto-guarigione.

Concludo questo post citando un pezzo scritto anni fa su il libro “Fondamenti di Riflessologia Podalica Olistica” edito anch’esso da LUMEN Edizione:

“Non siamo la nostra mente, non siamo quello che pensiamo, siamo qualcosa di più, siamo l’operatore che dovrebbe gestire la mente e utilizzare i pensieri come strumenti di lavoro.
La mente è il computer ma, come per ogni macchina, la validità del lavoro dipenderà dall’operatore che la utilizza. Dal tipo di input, dalla qualità delle informazioni e dalla tipologia dei comandi inseriti, dipenderà il risultato finale del lavoro.
Se nutrirò la mia mente di pensieri negativi, di luoghi comuni e di preconcetti, la mia vita sarà triste, negativa e piena di difficoltà.
Posso invece costruire la mia vita decidendo ciò che voglio vivere e puntando la mia attenzione in tale direzione.
Se mi nutrirò di buoni pensieri e di buone emozioni prenderò il lato positivo del mondo e la mia vita sarà quelle cose.”

Assimilare profondamente questa conoscenza da l’opportunità di comprendere che…
dove poso la mia attenzione va il mio pensiero e di conseguenza la mia energia.

Quante volte avrei potuto far meglio, quante volte avrei potuto rialzarmi prima, quante volte avrei potuto lasciar andare e comprendere più velocemente…
se avessi scelto pensieri utili, sarei riuscita a mantenere la rotta evitando di “farmi male”.

Luminosa vita a tutti.
Milena

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