Febbre: la difesa dell’organismo

Milena Simeoni

Milena Simeoni

Milena Simeoni, Naturopata e Riflessologa, dal 2010 è responsabile, per la sede di Piacenza, del progetto DIANA 5 (Studio di Prevenzione delle Recidive del Tumore al Seno attraverso l'Alimentazione e lo stile di vita) condotto dal Prof. Franco Berrino della Fondazione IRCCS (Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano).
Milena Simeoni

febbre e naturopatia

La NATUROPATIA OLISTICA riconosce alla febbre il ruolo di meccanismo pro-vita che la fisiologia insegna…

“La febbre non è una malattia, ma è uno dei più efficaci meccanismi di difesa dell’organismo contro le infezioni. Un aumento di temperatura da 37 a 38°C può ridurre la moltiplicazione dei virus di oltre il 90%, e per la maggior parte di loro un ulteriore aumento arresta del tutto la moltiplicazione. Temperature di oltre 39°C che durino abbastanza a lungo bloccano anche i virus più virulenti. La febbre facilita anche la guarigione nelle infezioni batteriche perché esalta l’efficienza di tutti i componenti del sistema immunitario. Il paziente informato e che ben sopporta la febbre senza troppi problemi dovrebbe valorizzare il ruolo difensivo naturale della febbre.”
Donzelli A., Sutti G. – Tutto quello che c’è da sapere sulla febbre… – CEBES, 1990

Ma facciamo qualche passo indietro… termogenesi e termodispersione, apparentemente antagonisti, in realtà complementari, si adoperano per mantenere all’interno dell’organismo una temperatura adatta alla vita. Questi meccanismi innati producono calore grazie ai processi metabolici o all’assorbimento e lo eliminano attraverso evaporazione e sudorazione e, così facendo, mantengono una temperatura corporea costante intorno ai 37°C .
La termoregolazione è un processo dinamico indispensabile alla vita che permette alla stessa di manifestarsi e mantenersi ed è in stretta relazione con ciò che accade fuori e dentro di noi. Molte sono le condizioni che possono determinare la variabilità della temperatura corporea: dall’attività fisica alla digestione, dalla dentizione alla fase ovulatoria, dall’abbigliamento al contatto con l’aria aperta, dall’esposizione a fonti di calore o di freddo fino al surriscaldamento o raffreddamento emotivo… e la febbre in tutto ciò che ruolo riveste?

La Naturopatia Olistica considera la febbre uno dei più potenti mezzi attraverso cui il corpo si libera delle tossine accumulate. Attesa e apprezzata nelle “crisi di guarigione”, la febbre, tende a manifestarsi nella fase che segue l’innalzamento dell’energia vitale e precede il ripristino dello stato di equilibrio. Un momento particolare in cui è possibile lasciar andare il vecchio per far spazio al nuovo, in cui lo psico-soma tenta di eliminare ciò che aveva sovraccaricato il suo sistema e che ne inibiva il sano funzionamento.

Come nell’intero sistema così in una piccola parte di esso, possiamo comprendere questo concetto analizzando la fisiologia del tessuto connettivo, ed in particolare in che modo lo stesso esercita la sua funzione detossinante. Il tessuto connettivo è il più esteso di tutto il corpo ed è il luogo dove vive la cellula, nel quale avvengono gli scambi, le funzioni immunitarie, le funzioni di raccolta delle sostanze di rifiuto endogene (scorie metaboliche) ed esogene (virus, batteri, farmaci, metalli pesanti, varie sostanze chimiche, ecc.). Per svolgere tali funzioni il tessuto connettivo, nel corso delle 24 ore, attraversa due fasi distinte, ognuna di circa 12 ore: una di eliminazione e l’altra di ricostruzione; che rispettivamente sono definite stato sol e stato gel. I nomi rispecchiano la densità del tessuto: nella fase sol (solution) si presenta sottoforma di soluzione, mentre nella fase gel assume un aspetto più simile a una gelatina. L’alternanza di queste due fasi ha un’importanza fondamentale per la salute, nella fase sol vengono smaltiti rifiuti e nella fase gel viene ricostruito il connettivo.
Ma cosa centra la febbre in tutto ciò?
L’accumulo di tossine prolunga lo stato gel mentre la febbre e l’infiammazione riattivano la fase sol e la mantengono per il tempo necessario al processo di detossinazione e al ripristino dello stato di equilibrio. Da questo punto di vista, bloccare la febbre significa impedire al proprio organismo di fare un buon lavoro di pulizia.
A tale proposito è interessante sapere che il servizio sanitario nazionale riconosce l’ipertermia come trattamento coadiuvante alla terapia oncologica. L’ipertermia oncologica, una sorta di febbre alta localizzata, danneggia le cellule tumorali sottoposte al riscaldamento producendo minimi effetti collaterali sulle cellule sane.
Perché allora ci ostiniamo a bloccare le comuni febbri influenzali?

«Le reazioni infiammatorie e febbrili nei confronti di agenti intossicanti e infettivi sono da considerarsi reazioni “biologicamente opportune”, cioè salutari e orientate alla distruzione ed eliminazione dell’agente aggressore» afferma il dr. Francesco Perugini Billi, medico chirurgo, «Il processo di calore mette i tessuti e tutto l’organismo nelle condizioni di reagire nel modo migliore possibile. Gli enzimi e molte altre sostanze di difesa prodotte dalle cellule funzionano solo in un ambiente acido e caldo. Inoltre, mentre il nostro corpo reagisce verso un’infezione, contemporaneamente produce anche fattori antitumorali. “Raffreddare” in modo intempestivo l’organismo con farmaci antipiretici, antinfiammatori e antibiotici potrebbe non essere sempre una buona idea. Sulle lunghe, questo processo di calore non adeguatamente espresso potrebbe dar il via a malattie più “fredde”, striscianti, poco sintomatiche, almeno inizialmente, come lo sono le malattie degenerative, sclerotiche e tumorali».

Alcuni studi hanno messo in luce la relazione tra febbre e fisiologia difensiva del nostro organismo. Per esempio lo studio KOLMEL KF Melanoma Res. 1999; 9:511-9 (603 pazienti affetti da melanoma comparati con 627 persone sane) ha evidenziato la relazione inversa tra tumore e febbre (rischio melanoma ridotto del 40% tra coloro che avevano avuto tre o più infezioni accompagnate da una febbre che superava i 38.5°C).
In una analisi di serie temporali si è indagato sul rapporto tra infezioni e morte per tumore in Italia tra il 1890 e il 1960 (J Cancer Res, 1918; 3193-225 – American Journal Medicine 1951; 10: 238-9 – Onkologie, 1998; 21: 14-8; Mastrangelo G et Al Eur J Epidemiol 1999; 14:749-54) evidenziando la relazione inversa tra gli episodi di febbre molto alta e diverse manifestazioni tumorali.

Ma oltre alle condizioni fisiche sperimentiamo un cambio di temperatura corporea quando siamo emozionati e stressati. Nel secondo caso il ciclo di produzione di cortisolo, essendo un potente antinfiammatorio, influisce sulla termoregolazione fino ad inibire il processo febbrile. Per esempio in situazioni di stress cronico, quando il cortisolo impera indisturbato, l’individuo, impegnando le sue energie per resistere alla situazione considerata negativa, inibisce l’insorgere della febbre che gli imporrebbe di fermarsi a risolvere la situazione anziché accantonarla. A taluni di voi è probabilmente capitato di ammalarsi nei primi giorni di vacanza; questo fatto potrebbe avere a che fare con lo stato di maggior rilassamento sopraggiunto e, di conseguenza, con la riduzione dei livelli di cortisolo in circolo.

Come nel corpo così nel comportamento, la Medicina Analogica insegna che il “calore” è un valido strumento per circoscrivere e risolvere incomprensioni e conflitti.
Riconoscere il proprio disagio, assumersene piena responsabilità e organizzarsi per risolverlo sono passi indispensabili per limitare lo sviluppo di quelle cronicità comportamentali che, nel tempo, creano falsi rapporti fatti di menzogne e di cumuli di sofferenza irrisolta; rapporti privi di sogni che hanno prospettive future poco felici, uno scenario fatto di reazioni convulse, annullamento dei propri principi, degenerazione dei propri stati d’animo fino alla distruzione di quanto costruito con impegno e dedizione.

Sana febbre a tutti!

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