Se la Colazione è da Re, il Pranzo è da Principe

Elena soldi

Elena soldi

Laureatasi in Giurisprudenza presso l’Università di Pavia, si è formata nel campo della Medicina Naturale, divenendo Naturopata e Floriterapeuta, per poi specializzarsi nell’ambito dell’Alimentazione Naturale. Da anni si impegna nella diffusione della Medicina Naturale attraverso conferenze e corsi tenuti presso varie scuole di formazione, amministrazioni pubbliche e istituzioni
Elena soldi

Colazione


Ormai da più parti ci giunge l’informazione che la colazione mattutina deve essere abbondante (da RE appunto): non solo retaggio della saggezza popolare, ma anche statistiche aggiornate ci informano che chi mangia di più a prima colazione mangia meno e meglio durante il resto della giornata, con numerosi benefici per la salute.
La colazione dovrebbe diventare un “vero pasto” con:

  • verdura o frutta fresche
  • carboidrati rigorosamente integrali
  • la giusta dose di proteine (di norma vegetali e molto occasionalmente animali, escludendo a priori la carne trasformata e i salumi).

Il connubio ideale di queste tre categorie di alimenti (a parte i macronutrienti) permette un buon ingresso di sali minerali, vitamine e fibra, regolando l’appetito durante la mattina grazie al controllo dell’impatto glicemico (infatti quando l’innalzamento della curva glicemica non è né repentino nè troppo elevato produce un senso di sazietà duraturo ed energia disponibile più a lungo, evitando le conseguenti crisi ipoglicemiche) che non sposta i nostri desideri verso spuntini, spesso calorici e poco sani.

Una colazione completa rende più attenti (noi adulti al lavoro e i nostri figli a scuola), migliorando il rendimento, e più attivi (ma non iperattivi!) in ogni nostra occupazione.

Abituiamoci alla colazione salata, se non ogni giorno possiamo alternarla a quella dolce, solitamente meno equilibrata perché ricca di carboidrati semplici responsabili dei picchi glicemici accennati in precedenza. In ogni caso ad essi possiamo abbinare le mandorle (e magari un po’ di cannella!) che hanno, tra l’altro, la proprietà di rallentare la velocità di assorbimento degli zuccheri, come del resto anche i legumi.

Pranzo


Dopo qualche ora ecco sopraggiungere il momento del pranzo. Da non consumare al volo, come non dovremmo fare con nessun pasto.

Ci ricorda il prof. Berrino, con tanti precedenti illustri, che mangiare è un atto sacro da non sottovalutare: con il cibo forniamo nutrimento al nostro corpo, alla nostra mente e al nostro spirito, ascoltiamoci per sviluppare presenza in un momento basilare della nostra giornata.

Il pranzo da PRINCIPE prevede un pasto completo ancora una volta (un po’ meno generoso della colazione). Con il poco tempo della pausa lavorativa, assicurarci un pasto sano ed equilibrato esige organizzazione a monte: è utopistico arrivare a casa (quando non si è alle prese con la mensa aziendale o con il baretto all’angolo) con 40-60 minuti davanti (a volte anche meno) e pensare di imbastire un menù adeguato.

Nell’Italia appassionata della cucina in TV, cuoche e cuochi di casa hanno deciso di abbandonare i fornelli: oramai da qualche anno noi italiani dedichiamo sempre meno tempo “spignattando” (il 50% degli italiani – l’87% degli uomini – passa oggi meno di mezz’ora al giorno a far da mangiare; le donne hanno tagliato di cinque minuti in 6 anni – da 82 a 77 minuti in media al giorno – il tempo dedicato a mettere assieme pranzo e cena) ricorrendo sempre di più a cibi pronti di ogni tipo, dalle zuppe alle verdure lavateetagliate, dalla lasagna ai sughi per la pasta.

Negli ultimi 10 anni i piatti elaborati che giungono sulle nostre tavole non conoscono crisi, con un trend positivo del +41,9% dal 2007 ad oggi. Pochi giorni fa ho visto in un grande supermercato le uova sode già sgusciate in confezione da due: oggi mi sembra un assurdo (e forse lo sembra a molti di noi), ma fra qualche anno non lo sarà più e chissà quanti consumatori le compreranno convinti di risparmiare tempo…

sana alimentazione

Cucine in cui si cucina sempre meno: prodotti pronti per non sporcare i fornelli, pesce accuratamente incartocciato per non lasciare tracce odorose in casa, consegne a domicilio da organizzare con lo smartphone e tramezzini (le cui vendite sono cresciute nei primi sei mesi 2016 del 27,9%) al posto di pranzo o cena.

Questa è la fotografia delle nuove usanze italiche in ambito culinario:

  • poco tempo da dedicare al desco familiare,
  • scarsa attenzione alla qualità di ciò che riempie i nostri piatti (probabilmente inconsapevoli del fatto che esso determina moltissime malattie croniche e che la prevenzione migliore è sullo stile di vita, a detta anche del nostro Istituto Superiore di Sanità),
  • disponibilità a pagare di più per i prodotti pronti (una vaschetta di sushi confezionato, compreso di abbondante razione di riso, costa circa 30€ al chilo e le insalate in busta costano in media 8,67€ al kg, il quadruplo di quelle vendute sfuse).

La descrizione è scoraggiante, proporre di dedicare tempo alla cucina è complesso per i nuovi ritmi vita-lavoro (circa il 66% dei nostri connazionali consuma il pranzo fuori casa 3 o 4 volte alla settimana), fuori moda (i giovani ancor più dei loro genitori usufruiscono di cibi pronti di ogni tipo) ed in contrasto con gli interessi della grande distribuzione e dei colossi dell’industria alimentare.

Eppure una via c’è, c’è sempre una via al di là dell’orizzonte a cui ci limitiamo.


  • Dedichiamo tempo, se possibile in compagnia, alla cucina, ci sono tante altre attività meno utili e piacevoli che possiamo abbandonare;
  • Selezioniamo la qualità del cibo con cui riempiamo il piatto (cogliendo le informazioni sensate nella miriade di baggianate che vengono divulgate), ne beneficeremo in salute in men che non si dica;
  • Acquistiamo principalmente le materie prime e lavoriamole a casa, trasformandole in gustosi manicaretti, il nostro portafogli ne gioverà e non arricchiremo industrie attente al mero guadagno e non al benessere del consumatore, a volte persino poco etiche.

Non è l’eccezione che inficia la qualità del nostro regime alimentare ma la quotidianità, ciò che dobbiamo smussare e correggere giorno dopo giorno, sovrascrivendo nuove abitudini su quelle passate.

Gutta cavat lapidem, non vi sed saepe cadendo.

Vi aspetto per parlare della cena da povero, veramente semplice da organizzare …

 

Elena

(la maggior parte dei dati citati sono presi dal quotidiano La Repubblica)

 

 

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Laureatasi in Giurisprudenza presso l’Università di Pavia, si è formata nel campo della Medicina Naturale, divenendo Naturopata e Floriterapeuta, per poi specializzarsi nell’ambito dell’Alimentazione Naturale. Da anni si impegna nella diffusione della Medicina Naturale attraverso conferenze e corsi tenuti presso varie scuole di formazione, amministrazioni pubbliche e istituzioni

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