Articolo già pubblicato su MD Digital
A cura di: Lorenzo Del Moro,1 Alberto Donzelli,2
1 Coordinatore del comitato filosofico-scientifico SALUS
2 Fondatore e componente del Consiglio direttivo della Fondazione Allineare Sanità e Salute,

Comparsa del nuovo coronavirus SARS-CoV-2 > COVID-19

In seguito alla comparsa del nuovo coronavirus SARS-CoV-2 il mondo e l’Italia stanno affrontando una grave epidemia di COVID-19. Alcune regioni italiane vivono una situazione particolarmente drammatica. Sono state avanzate interpretazioni molto diverse dell’eccesso di mortalità rilevato ad es. in Lombardia, tra chi chiede spiegazioni sulle ragioni di una letalità ufficiale 50 volte maggiore che in Germania (1) e chi sostiene, argomentandolo, che la differenza di letalità sarebbe solo apparente (2).

La differente interpretazione dei dati

È anche in corso un dibattito tra chi ritiene che il riscontro di SARS-CoV-2 in un deceduto abbia portato a sovrastimare la sua responsabilità nei decessi, dovuti invece ad altre cause, e chi all’opposto sostiene che i decessi attribuiti a questo virus siano in realtà sottostimati, perché la sua ricerca non si attua in deceduti in abitazioni private o case di riposo. La seconda ipotesi è avvalorata, in decine di piccoli comuni lombardi, dal riscontro nel mese di marzo di decessi superiori anche di 10 volte alla media dei mesi di marzo dal 2015 al 2019. Tuttavia, tale drammatica constatazione relativa alle realtà più colpite non consente ancora una stima dell’effetto netto dei due andamenti descritti, ciascuno dei quali porterebbe a conclusioni opposte. In attesa di approfondire l’interpretazione con analisi più raffinate, un modo celere per dare prime risposte all’interrogativo con elementi oggettivi e poco controvertibili è basarsi sui dati di mortalità totale, che le anagrafi comunali rendono disponibili quasi in tempo reale e che l’ISTAT ha iniziato prontamente ad aggregare e pubblicare (3). Il criterio adottato dall’ISTAT nella scelta del sottoinsieme di comuni con importanti eccessi di mortalità rispetto agli anni precedenti, di cui sta monitorando la mortalità con aggiornamenti settimanali, è illustrato nel documento3, cui si rimanda. Non si tratta di un campione, tanto meno rappresentativo, ma i dati consentono comunque interessanti considerazioni preliminari.

L’eccesso di mortalità in corso è da attribuire totalmente alla forte patogenicità del nuovo virus?

Questo nostro contributo si focalizza sull’andamento, negli ultimi sei anni, della mortalità totale nei comuni lombardi ed emiliani al momento più coinvolti da COVID-19. L’intento è di approfondire in quale misura l’eccesso di mortalità in corso sia finora da attribuire alla forte patogenicità del nuovo virus, e in quale altra misura sia anche attribuibile alla mortalità di soggetti già gravemente compromessi, dilazionata per effetto di una stagione invernale e influenzale più miti della media, come è stata quella 2019-2020.
Abbiamo dunque analizzato i più recenti dati ISTAT di mortalità totale nei primi 16 comuni italiani più popolosi presenti nel sottoinsieme di dati ISTAT sulla mortalità (4). In ordine decrescente di popolazione si tratta di Milano, Genova, Verona, Brescia, Parma, Modena, Rimini, Monza, Bergamo, Novara, Piacenza, Cesena, Pesaro, Alessandria, La Spezia, Pistoia.

Abbiamo preso in esame:
    1) il numero dei decessi per tutte le cause avvenuti dal 1° gennaio al 28-29 febbraio, per ogni anno dal 2015 al 2020
    2) il numero di decessi avvenuti dal 1° marzo al 28 marzo (data con gli ultimi dati ufficiali pubblicati da ISTAT), per ogni anno dal 2015 al 2020
    3) il numero di decessi avvenuti dal 1° gennaio al 28 marzo, per ogni anno dal 2015 al 2020.

Il confronto dei dati

Un confronto dei dati grezzi mostra che, per quanto riguarda il punto 1, nei primi due mesi del 2020 il numero dei decessi è stato inferiore rispetto alla media dei decessi avvenuti nei precedenti 5 anni considerando lo stesso periodo di tempo. Nello specifico:
    • -20,5 % nel comune di Milano
    • -13 %              “               Genova
    • +5,2 %            “               Verona
    • -8,2 %             “               Brescia
    • -6 %                “               Parma
    • -7,5 %             “               Modena
    • +0,3 %            “               Rimini
    • -10,6 %           “               Monza
    • -5,8 %             “              Bergamo
    • -5,5 %             “              Novara
    • -4,7 %             “              Piacenza
    • -6 %                “              Cesena
    • +12,8 %           “              Pesaro
    • -23,5 %            “              Alessandria
    • -13,6 %            “              La Spezia
    • -22,7 %            “              Pistoia.
Il risultato complessivo di una minor mortalità nei comuni considerati nei mesi di gennaio-febbraio rispetto alla media del quinquennio precedente è probabilmente dovuto, come già accennato, a temperature invernali insolitamente miti, con riflessi positivi sulla mortalità di soggetti in stato di salute molto compromesso.
Al punto 2 è emerso un elevato aumento del numero dei decessi avvenuti dal 1° marzo al
28 marzo 2020 rispetto alla media dei decessi avvenuti nei precedenti 5 anni nello stesso periodo di tempo, nello specifico:


    • +40,6 % nel comune di Milano
    • +28,1 %             “             Genova
    • +24,1 %             “             Verona
    • +167 %              “             Brescia
    • +176 %               “            Parma
    • +40,1 %              “            Modena
    • +52 %                 “            Rimini
    • +50,6 %              “            Monza
    • +420 %               “            Bergamo
    • +66 %                 “            Novara
    • +276 %               “            Piacenza
    • +20,4 %              “            Cesena
    • +261 %               “            Pesaro
    • +34,1 %              “            Alessandria
    • +26,2 %              “            La Spezia
    • +31,6 %              “            Pistoia.


L’analisi mostra che la riduzione della mortalità nei primi due mesi dell’anno in corso ha attenuato l’effetto complessivo del massivo aumento della stessa in atto nei primi 28 giorni di marzo 2020. Infatti, il confronto del numero di decessi avvenuti nell’intero periodo 1° gennaio – 28 marzo 2020 con la media del numero di decessi avvenuti nei 5 anni precedenti nello stesso periodo di tempo mostra i seguenti dati:


    • -0,36 % nel comune di Milano
    • +0,34 %            “             Genova
    • +10,6 %            “             Verona
    • +43,7 %            “             Brescia
    • +48,7 %             “            Parma
    • +7,2 %               “            Modena
    • +16 %                “            Rimini
    • +7,7 %                “           Monza
    • +121,8 %            “           Bergamo
    • +16,6 %              “           Novara
    • +82,8 %              “           Piacenza
    • +1,9 %                 “          Cesena
    • +84,6 %              “           Pesaro
    • -3,6 %                  “          Alessandria
    •  0 %                      “         La Spezia
    • -3,2 %                  “          Pistoia.


Questi risultati sono in rapida evoluzione, ed è probabile che anche in comuni come Milano, che nel primo trimestre 2020 hanno mantenuto un bilancio netto di mortalità totale in linea con gli anni precedenti, stiano purtroppo subendo un incremento complessivo (pur contrastato dalle misure di distanziamento fisico), che sarà confermato quando nel computo entreranno anche le due prime settimane di aprile.  In ogni caso quanto rilevato non riduce certo la gravità della situazione epidemiologica in atto, ma conferma quanto già pubblicato dal Dipartimento di Epidemiologia SSR Lazio nel Repository di Epidemiologia e Prevenzione (5) sull’andamento della mortalità in città italiane incluse nel Sistema di sorveglianza della mortalità giornaliera (SiSMG).

L’effetto dell’inquinamento

In relazione alle cause della maggior letalità, indiscutibile soprattutto in Lombardia e in alcune province del Nord Italia, sono state formulate numerose ipotesi, da vagliare con attenzione. La più documentata al momento ci sembra quella avanzata dal Position Paper “Relazione circa l’effetto dell’inquinamento da particolato atmosferico e la diffusione di virus nella popolazione” redatto dalla Società di Medicina Ambientale (SIMA) e dalle Università di Bologna e di Bari, che mostra una forte relazione diretta (coefficiente 0,98) tra concentrazione di particolato atmosferico di diametro inferiore a 10 µm (PM10 – particulate matter) e numero dei contagiati da SARS-CoV-2 (6).
Carlo Modonesi, del Comitato scientifico ISDE Italia, ha evidenziato che gli aerosol atmosferici possono veicolare, oltre a composti chimici pericolosi, anche microrganismi e altri materiali di origine biologica (batteri, spore, pollini, virus, funghi, alghe, particelle vegetali, frammenti di peli/cute di animali, residui fecali di allevamenti, etc.) (7).
Ci sono prove che il particolato atmosferico, oltre ad essere un carrier, costituisce un substrato che può permettere al virus di rimanere nell’aria in condizioni vitali per un certo tempo, nell’ordine di ore o giorni (6), benché sia molto improbabile che una carica virale fortemente diluita sia sufficiente per infettare. Ciò però potrebbe costituire un problema in caso di presenza di soggetti infetti in ambienti chiusi (a partire da ospedali e case di riposo), dove la diluizione delle cariche virali emesse può essere molto minore rispetto a quanto avviene all’esterno. 


Il Position Paper ha ipotizzato che la velocità di incremento dei casi di contagio in alcune zone del Nord Italia potrebbe essere legata all’inquinamento da particolato atmosferico (6) nella Pianura Padana rispetto ad altre zone d’Italia. Anche il repository COVID-19 di Epidemiologia e Prevenzione riporta un articolo con ulteriore documentazione in merito (8). L’ipotesi, però, è soprattutto rafforzata da un articolo online preprint (9) di ricercatori della Scuola di Salute Pubblica di Harvard. Questi ricercatori mettono in relazione l’esposizione media a lungo termine a PM2,5 con l’aumento di morti da COVID-19 negli USA, con dati raccolti fino al 4 aprile 2020 in circa 3.000 contee USA, che interessano il 98% della popolazione. I risultati, corretti per dimensioni della popolazione, letti ospedalieri, numero di individui testati, tempo meteorologico e variabili socioeconomiche e comportamentali, comprendenti anche obesità e fumo, mostrano che ogni aumento di 1 mcg/m3 in PM2,5 si associa con un aumento statisticamente significativo del 15% dei tassi di mortalità da COVID-19. La dimensione dell’incremento è 20 volte maggiore rispetto a quella già ripetutamente osservata tra livelli di PM2,5 e aumento di mortalità da ogni causa; se confermato, ciò documenterebbe una drammatica sinergia tra particolato fine e SARS-CoV-2.
In effetti la nostra analisi mostra che 8 dei 10 comuni sopra riportati che hanno avuto un maggior incremento della mortalità (>7%) dal 1° Gennaio al 28 Marzo 2020 sono anche fra i comuni che hanno superato per 9 o 10 anni il limite per le polveri sottili (PM10) dal 2010 al 2019, secondo il Dossier di Legambiente (10) (tabella).  


(1) http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=83632
(2) http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=83949
(3)  https://www.istat.it/it/files//2020/03/Il_punto_sui_decessi_9_aprile_2020.pdf
(4) http://dati.istat.it/Index.aspx?DataSetCode=DCIS_POPRES1
(5) https://repo.epiprev.it/
(6) http://www.simaonlus.it/wpsima/wp-content/uploads/2020/03/COVID19_Position-Paper_Relazione-circa-l%E2%80%99effetto-dell%E2%80%99inquinamento-da-particolato-atmosferico-e-la-diffusione-di-virus-nella-popolazione.pdf
(7) https://www.isde.it/wp-content/uploads/2020/03/bozza-INQUINAMENTO-ATMOSFERICO-E-SARS-CoV-2_Modonesi_REVC.pdf
(8) https://repo.epiprev.it/index.php/2020/04/02/potential-effects-of-airborne-particulate-matter-on-spreading-pathophysiology-and-prognosis-of-a-viral-respiratory-infection/
(9) Wu X et al. Exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States. April 5, 2020, preprint.
(10) https://www.legambiente.it/wp-content/uploads/2020/01/Malaria-di-citta-2020.pdf 

Ultima modifica: 15 Aprile 2020 

Guarda i video delle dirette INFOSalus appena trascorse.

INFOSalus è ciclo di convegni organizzati da LUMEN, in qualità di ente capofila della Rete Europea SALUSche promuove sani stili di vita a sostegno della salute e della sostenibilità ambientale è stato organizzato in collaborazione con  l’Ufficio di Rappresentanza del Parlamento Europeo a Milano,

L’iniziativa SALUS è sostenuta a livello politico, in modo trasversale, da un Interest Group nato a dicembre 2019 presso il Parlamento Europeo di Strasburgo, cui hanno aderito ad oggi sette eurodeputati di diverse nazioni e gruppi politici. Il gruppo è composto da:  Eleonora Evi (NA), Patrizia Toia (S&D), Rosa D’Amato (NA), Mara Bizzotto (ID), Carlo Fidanza (ECR), Sirpa Pietikainen (EPP) e Tilly Metz (Greens). Mentre da aprile 2019 sono  29 le organizzazioni provenienti da 10 paesi europei che hanno aderito alla Rete Europea SALUS.


Lorenzo Del Moro
Lorenzo Del Moro

Lorenzo Del Moro è dottore in Medicina e Chirurgia. Dopo aver terminato il Liceo Scientifico Giosuè Carducci inizia a interessarsi ed appassionarsi di prevenzione delle malattie, longevità in salute e crescita personale. Da circa sei anni porta avanti la sua passione attraverso lo studio della sana alimentazione, dello Yoga, del movimento e della meditazione. Ha conseguito il Master di Specializzazione in Yoga Therapy. Il Master ha il Patrocinio della Facoltà di Scienze motorie dell'Università di Parma e la collaborazione del Ministero autonomo Indiano di Ayurveda, Yoga e terapie naturali.

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