Amore e Innamoramento, comprenderne la differenza per costruire sane relazioni

Milena Simeoni

Milena Simeoni

Milena Simeoni, Naturopata e Riflessologa, dal 2010 è responsabile, per la sede di Piacenza, del progetto DIANA 5 (Studio di Prevenzione delle Recidive del Tumore al Seno attraverso l'Alimentazione e lo stile di vita) condotto dal Prof. Franco Berrino della Fondazione IRCCS (Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano).
Milena Simeoni

Eccomi nuovamente a raccontarvi qualcosa di me. Ispirata dal sipario che cala sulla stagione estiva, sulla sua effervescenza, sui suoi colori, sui suoi suoni e sui suoi amori passeggeri, condivido con voi un articolo che molti anni fa scrissi per la rivista LUMEN e che oggi ho deciso di recuperare e di rivisitare.
Un pezzo che analizza la profonda differenza tra Amore e Innamoramento e che, utilizzando come modello interpretativo la teoria delle “5 trasformazioni” propria della Medicina Tradizionale Cinese, descrive con un linguaggio metaforico la forza e la vacuità della potente energia Fuoco.
Per entrare da subito nel “calore” di questo elemento, il Fuoco, vi introduco all’argomento descrivendo minuziosamente ciò che provavo intimamente nella fase iniziale della storia con mio marito Davide … Buona lettura!

Chiudo gli occhi e mi rivedo in quel lontano 1984: passo l’intera giornata a pensare al momento in cui incontrerò il mio amato, a come mi vestirò, al suo abbraccio interminabile, alle sue morbide labbra, a dove andremo e a cosa faremo.

Il tempo passa lento e finalmente arriva la sera e, dopo es-sermi preparata con cura, mi posiziono vicino alla finestra ad aspettare che arrivi. Ad un tratto sento da lontano l’inconfondibile “canto” della sua automobile: l’agitazione sale, il cuore batte forte, il respiro si sospende, al sol pensiero di rivederlo il volto si arrossa e il corpo trema…

Può questa condizione durare in eterno?
E’ sano che questo stato, chiamato innamoramento, sia ricercato costantemente?

Tutti abbiamo fatto esperienza di quanto il Fuoco della passione, manifesto particolarmente all’inizio delle relazioni, scaldi e nutra solo superficialmente e di quanto, anche se particolarmente entusiasmante, non sia sufficiente per costruire realtà profonde, sane, durature e capaci di generare dentro e fuori di sé un terreno d’Amore.

Quest’energia, tipica dell’adolescenza, contiene in sé il proprio potenziale: quel sano Fuoco che permette di superare i propri limiti, di donare se stessi e di sentirsi parte inscindibile dell’esperienza vissuta. D’altro canto, il Fuoco, se non alimentato, velocemente si spegne e, quando ciò accade, l’individuo ha due opportunità:

1.  Trasformare l’innamoramento in Amore 

2. Lasciarsi travolgere dalle tentazioni che incontra passando da un innamoramento all’altro dimenticando che l’inseguimento delle passioni quotidiane produce dispersione e tende a generare un terreno instabile capace di sostenere solo relazioni superficiali, provvisorie, prive di radici che, come il Fuoco, si esauriscono in breve tempo generando terra bruciata tutt’intorno.

Mi piace, mi piace, mi piace, LO VOGLIO MA POI?

Come l’adolescenza, con le sue continue “cotte” e infatuazioni, è sana se vissuta nella corrispondente stagione della vita, allo stesso modo nelle relazioni è perfetto l’innamoramento se vissuto come strumento per l’attrazione e l’unione di due anime in cammino. Quando, al contrario, per tutta la vita il bagliore accecante dell’innamoramento diviene la guida, l’individuo insegue le luci scintillanti del “paese dei balocchi”, fatica a “diventare grande” e, come una bandiera, cambia al mutare della direzione del vento. Dominato dal suo desiderio incontrollato, si anestetizza o stravolge valori e principi che aveva eletto a fondamenta della sua vita, il tutto solo per poter possedere l’oggetto del suo desiderio senza il quale si dice di non poter più vivere.

Seguendo questo ragionamento diventa quindi possibile affermare che “l’innamoramento passionale”, tipica espressione della fase Fuoco, è semplicemente un rapido passaggio che ogni individuo sperimenta nelle diverse esperienze della vita, nelle relazioni, nelle scelte, nelle emozioni, nei pensieri e in tutto ciò che fa parte del suo vivere quotidiano.

Allo stesso modo in cui l’autunno segue naturalmente l’estate, senza per questo essere migliore o peggiore, l’affievolirsi del fuoco è semplicemente la fase successiva all’innamoramento, un passaggio indispensabile nel ciclo creativo delle relazioni e nella concretizzazione dei propri “sogni dell’anima”. È un tempo dove, dopo aver lasciato cadere “le vecchie foglie”, la forza vitale si convoglia all’interno per nutrire la vita e il rinnovamento.
In questa fase il fuoco anziché sfavillare all’esterno in modo incontenibile, alloggia nel cuore da dove, custodito e nutrito, riscalda, illumina e vivifica l’individuo nella sua interezza.

Ed allora, visto che lo stato dell’innamoramento muta con il passare del tempo, cosa ci vuole indicare?
Questo mutamento è da considerarsi fisiologico o patologico?

La vita è mutamento e, all’interno di essa, l’innamoramento è solo una fase del suo processo di trasformazione costante. Come è giusto che sia, anche il Fuoco dell’innamoramento si spegne e, così facendo, genera solide basi (Terra) per la salute del corpo, della mente, delle relazioni e dello spirito. Affinché ciò avvenga è necessario permettere al Fuoco di smorzarsi e di donare le proprie ceneri a fondamento della costruzione di esperienze meno eccitanti ma più stabili e nutrienti (Terra).

L’uomo moderno, attratto da tutto ciò che è effimero, esalta gli aspetti esteriori del Fuoco, del piacere e della bellezza e, rifiutando quelli più interiori della responsabilità e della coerenza, vive sganciato da se stesso e dagli altri, dipendente dalla moltitudine degli stimoli esterni.
Allo stesso modo in cui le rughe, da lui rifiutate, altro non sono che un segno naturale dell’età che avanza, la caduta dell’innamoramento accecante è una fase fisiologica male interpretata; è un elemento indispensabile se una coppia vuole costruire un rapporto concreto e stabile che duri nel tempo, se desidera realizzare una relazione d’Amore destinata a durare in eterno (A-Mors, senza morte), al di là delle tormente passionali e delle tentazioni che si incontrano lungo il cammino.

Quindi, meglio mantenere vivo il fuoco dell’innamoramento o trasformarlo?

Quando comunemente si parla di mantenere vivo il fuoco dell’innamoramento, a mio avviso si commette un errore perché non è quel tipo di sentimento che ha bisogno di essere mantenuto vivo bensì una trasformazione, una trasmutazione, o meglio, una sublimazione dello stesso. Per sublimazione intendo il passaggio dallo stato di innamoramento, superficiale e mutevole, dove è possibile innamorarsi di tutto e di tutti per poi stancarsene, allo stato profondo dell’Amore che per sua natura è interminabile e indissolubile.

Concludo questo breve viaggio alla ricerca di cosa è Amore, rimandandovi al prossimo appuntamento dove, aiutata dal linguaggio delle 5 trasformazioni (modello di pensiero proprio della Medicina Tradizionale Cinese), sintetizzo i 5 passaggi indispensabili per la creazione di sani rapporti (coppia, amicizie, scelte di vita) che siano di supporto al miglioramento di se stessi.

La capacità di “prendere a Cuore” la vita, se stessi, gli altri o un progetto è conseguenza di un fuoco interiore stabile, volto, come sa fare il cuore, a distribuire incessantemente nutrimento al sistema nel quale è inserito…

Che Amore sia! 

Milena.

Leggi anche:

About The Author

Milena Simeoni

Milena Simeoni, Naturopata e Riflessologa, dal 2010 è responsabile, per la sede di Piacenza, del progetto DIANA 5 (Studio di Prevenzione delle Recidive del Tumore al Seno attraverso l’Alimentazione e lo stile di vita) condotto dal Prof. Franco Berrino della Fondazione IRCCS (Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano).

2 Comments

  • enrico

    Reply Reply 2 settembre 2016

    è suggestiva la proposta etimologica di A-Mors, senza morte, associando un termine latino ad un alfa privativo greco. Se proprio vogliamo fare questo percorso, che personalmente ritengo un errore tecnico, dovremmo porre l’etimo come a mos, moris, senza abitudine, senza regola
    ciao Milena, bello l’articolo; questo mio è solo un vaneggiare classico…

Leave A Response

* Denotes Required Field