Salumi o Salute? La scelta è facile

Elena soldi

Elena soldi

Laureatasi in Giurisprudenza presso l’Università di Pavia, si è formata nel campo della Medicina Naturale, divenendo Naturopata e Floriterapeuta, per poi specializzarsi nell’ambito dell’Alimentazione Naturale. Da anni si impegna nella diffusione della Medicina Naturale attraverso conferenze e corsi tenuti presso varie scuole di formazione, amministrazioni pubbliche e istituzioni
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Ogni anno, in ottobre, viene celebrata la “Giornata mondiale dell’alimentazione”.
Quest’anno, forse atto dovuto per il ruolo rilevante dell’Italia con Expo o forse pratica consuetudinaria che personalmente non conoscevo, il presidente della Repubblica e la presidente della Camera dei Deputati hanno esternato il loro pensiero con due discorsi imperniati sulla tematica “Nutrire il pianeta”, ovviamente proprio sull’onda tematica di Expo.
È comprensibile porre l’accento sul fatto che una parte del mondo ancora oggi soffre la fame, perché i numeri sono rilevanti: si parla di ben 800 milioni di persone. Personalmente trovo intollerabile anche il solo pensiero di bambini che non raggiungeranno mai l’età adulta per mancanza di cibo.
Certamente lo sviluppo sociale ed i progressi tecnologici, come auspicato dai due politici, possono contribuire a migliorare la situazione in ogni angolo del pianeta, per giungere finalmente al traguardo di una nuova generazione, magari già la prossima, “a fame zero”.
E proprio perché l’alimentazione ha un forte impatto sul benessere della persona, quindi sui costi sanitari e sociali sostenuti dai governi, mi aspettavo che il discorso comprendesse un’analisi dell’altra parte del mondo, quella in cui viviamo noi. Un approfondimento sulla fetta di popolazione mondiale, ormai ben oltre la metà, che soffre e muore per problemi legati al troppo o al “cattivo” cibo. Invece no! Nessun riferimento all’opportunità di limitare gli allevamenti intensivi e di convertire le estese colture indispensabili per sostenerli, se solo il consumo di prodotti animali si riducesse in quella parte del globo che ne mangia in abbondanza. Nessun accenno ai nuovi stili alimentari, responsabili, come ampiamente documentato, della diffusione di numerose malattie degenerative. Nessun ragguaglio su eventuali interventi a sostegno di un’informazione corretta (dalle scuole ai luoghi di lavoro) e libera dalle pressioni delle lobby dei potenti gruppi industriali.

Ed ecco che qualche giorno dopo, il 26 ottobre, l’ Organizzazione mondiale della Sanità pubblica il rapporto dello IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro parte della stessa OMS, che porta prepotentemente all’attenzione dei media e della popolazione la necessità di rivalutare alcuni parametri su cui si basa la scelta del cibo.
Questo rapporto, pubblicato su Lancet Oncology e redatto sulla base di oltre 800 studi che analizzano il legame tra una dieta che comprenda le proteine animali e il cancro, conferma le attuali raccomandazioni “a limitare il consumo di carne” (vedasi il decalogo del WCRF del 2007); conclusioni alle quali si è arrivati dopo aver revisionato tutti gli studi in letteratura sul tema.
I ricercatori hanno stabilito che per ogni porzione di 50 grammi di carne lavorata consumati al giorno il rischio di cancro del colon-retto aumenta del 18%; lo stesso legame è stato osservato con i tumori del pancreas e della prostata.
Quindi le carni lavorate sono ritenute cancerogene e sono state inserite nel gruppo 1 delle circa 115 sostanze che causano il cancro a pericolosità più alta (tra di esse troviamo il fumo, l’amianto e il benzene). Minor rischio è associato alle carni rosse non lavorate, inserite fra le sostanze ‘probabilmente cancerogene’.
È importante a questo punto, per reindirizzare le scelte alimentari, definire quali sono le carni lavorate. L’OMS spiega che esse includono le carni che sono state trasformate “attraverso processi di salatura, stagionatura, affumicatura, o sottoposte ad altri processi per aumentare il sapore o migliorare la conservazione”; questi prodotti contengono principalmente carne rossa di manzo o maiale, ma possono contenerne anche altri tipi. Sono composti da carni lavorate i wurstel, gli hot dogs, i salumi, le salsicce, la carne in scatola o quella essiccata e numerosi altri cibi artefatti.

Non possiamo più ignorare ciò che da più parti viene affermato, non possiamo relegare certe scelte alimentari ad un determinato gruppo di “alternativi” o di gente alla moda che valuta e si muove nella vita senza preparazione alcuna: ormai è chiaro che un forte consumo di prodotti animali, senza contare i prodotti animali che fanno male punto e basta, causi problemi di salute.
L’alimentazione è in grado di influire direttamente e massicciamente sul nostro stato di salute: ogni giorno disponiamo di uno strumento efficace per creare benessere o malessere dentro di noi.
Quindi:
vale la pena abituare il nostro palato a nuovi sapori;
vale la pena educare i nostri figli ad un cibo diverso;
vale la pena proporre menù scolastici in linea con le più recenti ricerche scientifiche;
vale la pena valorizzare i prodotti vegetali tipici della tradizione mediterranea e farli assurgere al ruolo di protagonisti del pasto;
vale la pena offrire nelle mense aziendali, negli ospedali e via dicendo pasti che rispecchino le linee guida per la prevenzione delle malattie degenerative;
vale la pena che noi consumatori ci orientiamo verso aziende che producono cibo sano e pulito.

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