Ritrova la Salute con il Digiuno Depurativo – Parte 2

Milena Simeoni

Milena Simeoni

Milena Simeoni, Naturopata e Riflessologa, dal 2010 è responsabile, per la sede di Piacenza, del progetto DIANA 5 (Studio di Prevenzione delle Recidive del Tumore al Seno attraverso l'Alimentazione e lo stile di vita) condotto dal Prof. Franco Berrino della Fondazione IRCCS (Istituto Nazionale per lo Studio e la Cura dei Tumori di Milano).
Milena Simeoni

Ben ritrovati; come anticipato nell’ultimo post proseguo condividendo con voi altre riflessioni sulla pratica del digiuno.
Procedo in questo viaggio lasciando emergere spontaneamente alcune domande che prima di tutto rivolgo a me stessa.

Cosa farei se fossi in una grave condizione di salute?
Quali terapie sceglierei?
A quali strumenti riconosco la capacità di attivare il potenziale vitale insito in me?

Sicuramente il digiuno è una di queste e nella mia scala valutativa occupa un posto particolarmente privilegiato.

Nonostante le risposte date a domande ipotetiche siano da considerarsi solo supposizioni, la mia scelta di oggi ha le sue radici nella sperimentazione personale oltre che nell’insegnamento ricevuto.

Il digiuno può favorire realmente il processo di guarigione?

Il digiuno, permettendo all’organismo di risparmiare energia vitale normalmente spesa per lo smaltimento delle scorie metaboliche (catabolismo), supporta i processi di autoguarigione e l’attività eliminatoria; non è una cura, bensì uno strumento che, attivando meccanismi pro salute inibiti dall’intossinazione quotidiana, favorisce il recupero dello stato di salute.

Aumentando l’energia vitale disponibile, innesca processi di depurazione chiamati anche “crisi di guarigione” che, favorendo la liberazione e l’eliminazione delle tossine accumulate precedentemente, purificano l’organismo.

La difficoltà dei primi giorni, la tensione emotiva che sale, la stanchezza che sembra insopportabile, il sudore e l’alito maleodoranti, il pensiero fisso del cibo, i catarri e gli scoli… sono solo alcuni dei segnali che mostrano che l’intero sistema sta lavorando, come insegna la legge di Hering, per eliminare dall’interno verso l’esterno ciò che è inutile e a volte dannoso. Questi malesseri hanno la caratteristica principale di essere transitori e, una volta cessati, di lasciare il posto a un aumento di vitalità, di forza, di lucidità mentale e quiete emotiva che, senza dubbio, ripagano dello sforzo fatto.

Senza cibo?... Come è possibile?

Durante il digiuno l’organismo si nutre delle proprie riserve attraverso quel processo chiamato autolisi che, grazie alla vis medicatrix naturae, segue regole pro vita ben precise: l’organismo “affamato” digerisce i propri tessuti a partire da quelli meno indispensabili (come per esempio la massa adiposa e il glicogeno) e/o addirittura dagli accumuli dannosi (come per esempio cellulite e cisti) senza danneggiare le strutture organiche vitali. ù
Il bisogno di nutrimento fa sì che l’organismo, oltre a nutrire gli organi indispensabili, liberi le tossine accumulate nel tessuto medesimo che, grazie all’attività emuntoriale, possono essere successivamente eliminate attraverso “processi depurativi”. Quest’ipotesi contrasta con molti timori del mondo scientifico che, scambiando il digiuno per inedia, non tiene in considerazione le esperienze di medici e non medici, igienisti e non, e dimenticano che il digiuno ha una storia antica, verificata e utilizzata da molte civiltà del passato sia remoto che prossimo.

Digiuno… Giusto o sbagliato?

Anche il digiuno, come tutti gli strumenti, non è né giusto né sbagliato; l’utilizzo che l’uomo fa di questo strumento lo può rendere utile o dannoso. Purtroppo la forma di digiuno più nota in quest’era è il “digiuno estetico”. Oggigiorno la motivazione a digiunare è spesso legata alla forma fisica e questo invalida così tanto lo strumento da renderlo in taluni casi particolarmente dannoso. E’ diffusa la tendenza a curarsi poco della qualità del cibo nel quotidiano e poi a rifiutarlo per recuperare la forma persa.

E’ lo strumento a essere dannoso o il suo uso?
Possiamo dire che un martello è “sbagliato” perché qualcuno lo ha picchiato in testa a qualcun altro?
O è più corretto affermare che il martello, come il digiuno e come qualsiasi strumento, va utilizzato in un certo modo e in determinate situazioni?

Al di là di tutte queste parole è sufficiente provare a digiunare per constatare la sua grande utilità.

 

Ma qual è il modo giusto di digiunare?

La risposta è più semplice di quanto si creda. In realtà non si tratta di modo giusto, ma semplicemente di habitat idoneo a ciò che stiamo facendo, si tratta di creare le condizioni favorevoli per compiere una determinata azione. Come è più facile leggere in biblioteca piuttosto che in discoteca, lasciarsi andare al sonno di notte anziché di giorno, meditare nel silenzio di un bosco piuttosto che in metropolitana, ogni situazione richiede un contesto ottimale per potersi esprimere al meglio.

Partendo da questo assunto è facile comprendere che è sicuramente difficile digiunare:

  • mantenendo stati emotivi e psichici disarmonici;
  • cucinando e partecipando ai pasti familiari;
  • in un ambiente ricco di tensione, rabbia e paura;
  • in un ambiente in cui ci sentiamo scoperti e non protetti;
  • compiendo una serie di attività fisiche o intellettuali che allontanano dall’ascolto interiore e che, richiedendo una quantità di energia per l’attuazione, tolgono forza ai processi riparatori.

Cosa è possibile fare domani?

Un modo semplice per iniziare a sperimentare la forza di questa pratica è saltare la cena almeno una volta alla settimana. Questa semplice esperienza, che sicuramente avrete già fatto per esempio durante un’influenza, vi porterà innumerevoli vantaggi.

Precisamente il digiuno serale, oltre a collaborare alla riduzione dell’infiammazione tessutale, terreno ideale per lo sviluppo di patologie cronico-degenerative, dona sonni di qualità migliore, risvegli più vitali, aumento della forza disponibile, processi digestivi più efficaci, maggiore lucidità mentale e minore turbolenza emotiva… Insomma, anche sperimentando brevissimi digiuni, avrai modo di scoprire l’incredibile forza di questo “rimedio” che tra le altre cose ha anche il vantaggio di essere ECONOMICO, ECOLOGICO ED ETICO.

Se si vuole iniziare ad approfondire il digiuno è allora possibile:

  • iniziare a praticarlo 1 giorno alla settimana. In questo caso è bene evitare di riempirsi la pancia la sera prima per paura di rimanere a corto di energie… altrimenti il lavoro sarà compromesso. Anzi, mangiare poco la sera prima ed il pasto successivo aiuterà l’organismo ad abituarsi senza trauma alla mancanza di cibo. È importante bere, ascoltando lo stimolo della sete senza “dimenticarsene”.
  • Provare a fare 3 giorni consecutivi. Questo richiede una preparazione, sia mentale che fisica. È opportuno diminuire il cibo gradualmente prima di iniziare il digiuno, e nello stesso modo riprendere a mangiare. L’ideale sarebbe riuscire a ritagliarsi un tempo fuori dalla quotidianità ordinaria, soprattutto alla prima esperienza, per permettersi di fare esperienza ed ascoltarsi profondamente.

Per questo, in LUMEN, organizziamo per i soci un’esperienza di digiuno o semi digiuno di gruppo, con l’attento supporto dei nostri naturopati e operatori olistici e con anni di esperienza a riguardo. Dall’11 al 15 aprile, prima della Pasqua, un momento prezioso di rinnovamento e nuova vita.

Scrivici e scopri tutti i dettagli!

 

A voi la scelta.

Sperimentate, gente, sperimentate… Ciao e alla prossima!

Milena

 

 

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