Anguria e Melone, Elisir di Salute

Elena soldi

Elena soldi

Laureatasi in Giurisprudenza presso l’Università di Pavia, si è formata nel campo della Medicina Naturale, divenendo Naturopata e Floriterapeuta, per poi specializzarsi nell’ambito dell’Alimentazione Naturale. Da anni si impegna nella diffusione della Medicina Naturale attraverso conferenze e corsi tenuti presso varie scuole di formazione, amministrazioni pubbliche e istituzioni
Elena soldi

La natura nella sua perfezione ci dona ciò di cui abbiamo bisogno in un determinato ambiente e con un determinato clima. Scegliere cibi del luogo e di stagione (l’espressione preferita oggi è “a km 0”) ci permette un’interazione ottimale con gli stimoli che provengono dall’ambiente circostante. Ecco allora che una castagna, poco acquosa e zuccherina, ci darà ciò che ci serve in un preciso momento dell’anno ed in un luogo ben definito.
I cibi dell’estate, di un’estate continentale decisamente calda come questa, saranno quindi ricchi di acqua proprio per compensare la perdita di liquidi del corpo dovuta ad una forte sudorazione che permette di mantenere una temperatura corporea accettabile: cibi acquosi, morbidi, espansi che portano equilibrio quando il calore esterno è al suo apice.

ANGURIA O COCOMERO (Citrullus lanatus, famiglia Cucurbitacee)
Il termine cocomero, prevalentemente usato nell’Italia centro-meridionale, deriva dal latino cucumis, mentre il nome anguria, più comune nella parte settentrionale della nostra penisola, deriva dal greco angurion. Entrambe le parole significano “cetriolo”, un ortaggio che appartiene alla stessa famiglia, quella delle cucurbitacee.
L'anguria è una pianta annuale, con un frutto voluminoso che può raggiungere perfino i 20 kg di peso.
Esistono più di 1200 cultivar di anguria che producono frutti dal peso variabile: si va dai piccoli che pesano meno di 1 kg, per arrivare ai grandi che oltrepassano i 90 kg.
L’anguria è un frutto prettamente estivo: matura infatti da maggio a settembre, adatta, grazie al notevole contenuto di acqua, per dissetarci e idratarci nel periodo più caldo dell’anno.

Storia
Sembra che il primo raccolto di angurie, documentato da alcuni geroglifici, risalga all'antico Egitto, circa 5000 anni fa. Il frutto veniva spesso deposto nelle tombe dei faraoni, per sostenerli nella vita dell'aldilà. Nella mitologia egizia, l'anguria aveva origine dal seme del dio Seth.
Molto più tardi, nel XIII secolo, il frutto venne introdotto in Europa in seguito all'invasione dei Mori.

Proprietà
La sua polpa, rossa e dolcissima, è costituita per oltre il 90% di acqua; il contenuto di zuccheri ne fa un frutto energetico. Le vitamine presenti sono principalmente A, C, B e B6. Le angurie vantano, inoltre, un buon quantitativo di licopene (potente antiossidante contenuto anche nei pomodori): quelle ben mature dalla polpa più rossa ne sono un’ottima fonte.

Quando è matura?
Da piccola andare a comprare l’anguria significava che era arrivato il caldo. Ricordo mio papà che accuratamente la sceglieva fra le tante contenute in enormi cassoni di legno: batteva con delicatezza vari frutti ed il suono particolare che ne scaturiva (un “suono di vuoto”) ci indicava il giusto grado di maturazione orientando così la nostra scelta.
Che meraviglia! La merenda delle nostre estati in campagna era una fetta d’anguria fresca, mangiata nell’aia.


Semi

I semi dell'anguria sono ricchi di fibra (che favorisce il transito intestinale), di antiossidanti e di grassi polinsaturi. Come se ciò non bastasse, essi contengono una buona quantità di vitamine del gruppo B e di sali minerali, quali zinco, magnesio, manganese, fosforo, potassio, rame, ferro.
Il caso del ferro è interessante per comprendere l’importanza della sinergia dei diversi componenti del cibo che mangiamo: l'anguria contiene una buona quota di vitamina C, così che qualora i semi vengano mangiati insieme alla polpa, il suo assorbimento sarà facilitato (ricordo che il ferro si assorbe meglio quando è assunto insieme all'acido ascorbico).
Se riusciamo, mangiamo anche i semini quindi!

Curiosità
Contiene una sostanza, la citrullina, considerata un potente afrodisiaco (ecco perché l’anguria viene anche chiamata frutto della passione) in grado di migliorare le prestazioni amorose maschili. Peccato che la citrullina sia contenuta principalmente nella parte bianca del frutto che solitamente non viene utilizzata.

MELONE (Cucumis melo, famiglia Cucurbitacee)
Pianta rampicante, simbolo di questa stagione insieme all’anguria, è coltivata in modo diffuso nel periodo estivo per l’apprezzato frutto che produce (il cui peso arriva fino ai 4 kg di peso!). Esso giunge a maturazione quando sulla buccia compaiono le prime screpolature e sprigiona il classico profumo dolce.
Oltre al frutto esiste anche il “melone ortaggio”, meno diffuso e usato in insalata proprio come il cetriolo.
Melone estivo comprende due categorie: il "retato", caratterizzato da una buccia su cui è ben visibile un intreccio di linee in rilievo; la polpa è di un colore arancione chiaro, profumata e gustosa. Il melone "cantalupo" che, a differenza del primo, ha la buccia liscia e la polpa leggermente più chiara e solitamente meno morbida.
Melone invernale: così chiamato perché giunge a maturazione nel mese di dicembre; la buccia è gialla e lisca, la polpa biancastra è meno dolce rispetto alla varietà estiva.

Storia
Forse di origini africane (secondo alcuni proverrebbe invece dalla Persia), qualche secolo prima di Cristo gli egizi ne favorirono la diffusione presso tutti i popoli che si affacciavano sul bacino del Mediterraneo e successivamente arrivò in tutta Italia. Durante l'Impero Romano il melone si diffuse largamente, apprezzato in insalata anche da alcuni imperatori.
Nell’antichità era uno dei simboli legati alla fertilità, probabilmente per l’abbondanza di semi; esso era anche messo in relazione con il concetto di sciocco e stupido: “il tonto” o “l’ottuso” del gruppo veniva chiamato mellone e una stupidaggine mellonaggine.

Proprietà
In passato i meloni furono considerati nocivi da alcuni medici. Oggi, al contrario, sono numerose le virtù ad essi riconosciute: rinfrescanti (composti da oltre il 90% di acqua), diuretici e blandamente lassativi per la presenza di fibre; ricchi di sali minerali (fra cui il ferro, anche in questo caso reso prontamente disponibile dalla vitamina C presente nella parte edibile), di vitamine fra cui spicca l’alto contenuto di beta-carotene (che conferisce il colore vivace alla polpa).

Curiosità
Lo scrittore Alexandre Dumas padre (l’autore dei “I tre moschettieri” per intenderci …), in un suo scritto, invitava a mangiare il melone condito con sale e pepe, accompagnandolo con un buon bicchiere di Marsala. Grande estimatore di questo frutto, quando la biblioteca di Cavaillon gli chiese 400 volumi, propose uno scambio in natura: una rendita vitalizia di 12 meloni di Cavaillon (zona di produzione di un ottimo melone) all’anno. E così fu fino alla sua morte.

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