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Articolo tratto da LUMEN Magazine
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L'ANEMIA in Medicina Analogica
 
Fluisce nelle nostre vene, viaggia nel nostro corpo, conosce ogni piccolo anfratto di noi e senza di esso qualsiasi parte dell’organismo morirebbe asfissiata e denutrita, chi è? Il sangue, l’incredibile protagonista della “distribuzione alimentare, materiale e gassosa”, che con il suo dinamismo mantiene in vita ogni cellula corporea.
Articolo di Nat. Milena Simeoni (LUMEN 204 - Maggio/Giugno 2008)
Immagine dossierRosso, dinamico, liquido e caldo: sono tutti aggettivi che possiamo associare al sangue, rappresentante simbolico della vita, proprio come molti detti popolari insegnano. Infatti, espressioni come “sputare sangue” (faticare molto), “farsi succhiare il sangue” (farsi rubare la vita), “all’ultimo sangue” (fino alla morte dell’avversario), “sudare sangue” (durare grande fatica), “spargere il proprio sangue” (morire), “costare sangue” (costare grande fatica), “lavare con il sangue” (vendicarsi con la morte dell’offensore), “è caro come il sangue” sono tutte frasi che mettono in luce la relazione esistente tra questo prezioso liquido corporeo e la vita. Tale binomio ci porta agilmente ad affermare che “senza sangue non c’è vita”; questo fluido, infatti, circolando in ogni dove corporeo, vivifica l’essere umano, mentre una sua carenza determina una forma importante di “denutrimento”, con un conseguente deficit di energia vitale a carico dell’intero organismo umano. Un’importante conferma di tale visione ci proviene dall’etimologia del termine anemia, ossia di una di quelle patologie che, già dal nome, esprime appieno il rapporto con la carenza di sangue/energia vitale di cui è espressione; tale termine, infatti, deriva dal greco an, particella negativa e aima (pron. emia), sangue. La Medicina Analogica, dal canto suo, riconduce l’anemia ad una mancanza di vivacità interiore, cui si associa una parallela mancanza di vitalità esteriore. Approfondendo l’argomento sangue, risulta evidente come ogni sua caratteristica (colore, forma, temperatura e condizione) metta in risalto, con dovizia di particolari, molteplici analogie psico-emotive, la cui osservazione e analisi può suggerire un concreto protocollo operativo da mettere in atto nel condurre l’anemico lungo un “viaggio” rieducativo verso l’autoguarigione.

Il rosso fuoco della passione circola in noi.
An emia (Anaimia): senza sangue, senza passione

Il colore rosso del sangue, determinato dall’emoglobina contenuta nei globuli rossi, è il simbolo per eccellenza del calore e della vivacità del fuoco ed è, da sempre, il simbolo dell’amore e della passione. Da questo punto di vista, l’anemia conseguente alla riduzione del numero di eritrociti o dei valori dell’emoglobina potrebbe essere connessa alla carenza delle energie calde collegate al colore rosso; in questo caso impulso, calore, vitalità, emozione e sentimento, che contraddistinguono il temperamento ematico, potrebbero essere mancanti oppure trattenute all’interno o precedentemente dissipate. In questo quadro, un particolare significato è da attribuire, ad esempio, al pallore tipico dell’anemico che, analogicamente, esprime la difficoltà a lasciar fluire il proprio calore verso la superficie e a diffondere il proprio fuoco interiore verso il mondo esterno circostante. In altre parole, diversamente da come avviene in chi è interessato da una sana circolazione sanguigna, in grado di nutrire il contesto in cui si muove, l’anemico non riesce a sostentare calorosamente il proprio habitat. Tutto ciò è noto anche alla conoscenza popolare che usa associare lo scarso colorito cutaneo alla poca vitalità con frasi tipo “sei bianco come un cadavere” ed è evidente per tutti che un morto non è in grado di condividere calore e passione con il contesto; egli, infatti, essendo privo di calore circolante è freddo, e non può donare ciò che non ha! Su questi presupposti, anche l’astenia (dal greco astenos = privo di forza), sintomo caratteristico dell’anemia, come il pallore, può avallare la tesi della scarsa vitalità interiore e della conseguente mancanza di motivazione nella vita.

Il suo dinamismo, come un fiume, muove la vita.
An emia: senza sangue, senza movimento interiore.

Il costante circolare del sangue mette in moto quanto necessita di arrivare a destinazione; scorrendo incessantemente, come un fiume perenne, unisce mondi diversi e trasforma i luoghi che inonda grazie all’importazione e all’esportazione di informazioni, comportamenti, oggetti e prodotti di varia natura. La salute del sangue è strettamente connessa con il suo dinamismo interiore, analogicamente influenzato dalla capacità umana di distribuire in sè strumenti per il continuo rinnovamento. Ad una prima osservazione, il movimento sanguigno, prodotto secondo la Medicina Cinese anche da un’energia dinamica contenuta in esso (qi del sangue), è generato da una forza centrale chiamata “cuore” e da una forza periferica chiamata contrazione muscolare (muscolatura intrinseca vasale, respirazione diaframmatica e movimento muscolare) e attivata dal movimento. In entrambi i casi, le informazioni e le sostanze indispensabili alla vita circolano dentro l’organismo umano grazie ad uno sforzo costante, ad un susseguirsi di contrazione e rilassamento che regge la circolazione della vita in tutti noi. Ma chi o che cosa sostiene tale sforzo? E questo sforzo verso quale direzione spinge la vita (sangue)? Ognuno di noi può reggere sforzi più o meno intensi in base alla motivazione che lo spinge nel perseguimento di un determinato obiettivo. Si può affermare che l’intensità della resistenza sia direttamente proporzionale alla motivazione prodotta. Per comprendere meglio questa affermazione, è utile osservare la relazione tra motivazione e percezione del dolore. Molti credono che il dolore particolarmente intenso sia un limite nell’espressione di uno sforzo, ma pochi sanno che la motivazione interiore, stimolando la produzione di beta endorfine, svolge una vera e propria funzione analgesica che si attiva in modo direttamente proporzionale all’intensità della motivazione. Ad esempio, se un calciatore lanciato a rete frattura una gamba può riuscire comunque, se la motivazione è forte, a compiere il tiro senza percepire alcun dolore (produzione di beta endorfine elevata), mentre una casalinga frustrata, con poca motivazione in ciò che fa, potrebbe percepire un dolore insopportabile per un semplice urto contro lo spigolo di un tavolo (produzione di beta endorfine assente). In cosa consiste la differenza tra le due situazioni appena citate? È la motivazione interiore, quindi, a rappresentare quello stimolo comportamentale utile per produrre sostanze chimiche in grado di modificare la percezione del dolore e, così facendo, di aumentare la propria resistenza. Analogicamente, potremmo dire che lo “sforzo” capace di sostenere la pompa cardiaca e la pompa muscolare corrisponde alla motivazione nella vita, condizione interiore connessa con “il come si vive la vita”, non con “il cosa si fa”.

Il suo calore amorevole nutre ogni cosa.
An emia: senza sangue, senza calore interiore.

Il sangue, come una madre amorevole, con il suo calore si prende cura della sua casa e di coloro che vivono in essa. Al pari di una madre che prepara il cibo per i propri cari, pulisce e arieggia la casa e riscalda l’ambiente con il suo comportamento affettuoso, il sangue nutre le cellule del corpo, raccoglie i detriti, rinnova la componente gassosa e, con la sua temperatura, riscalda ogni luogo.
In linea teorica, l’anemico potrebbe essere incapace di distribuire il proprio calore in conseguenza ad una carenza innata, ad un esagerato consumo e ad una difficoltà di approvvigionamento alla fonte del calore (del basso = nutrimento terreno e dell’alto = nutrimento celeste). Analogicamente, ciò significa che saper distribuire calore al contesto nella quale ci si muove è un comportamento sano per il mantenimento dello stato di salute del sangue.

La sua fluidità è simbolo della capacità di adattarsi al contesto che lo accoglie.
Il sangue, per poter distribuire la vita, necessita di essere in forma liquida, così da potersi adattare al contenitore che lo accoglie; la fluidità, infatti, è la caratteristica che garantisce la sua adattabilità. Il termine fluido, dal latino fluidus (da fluere), “che scorre facilmente”, è illuminante per comprendere l’importanza dell’adattabilità comportamentale per la salute del sangue. L’uomo “che scorre facilmente” ben si adatta al contesto che lo accoglie e, così facendo, nutre la propria fluidità, facilitando, in tal modo, il movimento di quanto necessiti di scorrere libero in lui. Da questo punto di vista, ogni emozione (rabbia, tristezza, paura, euforia, frustrazione, ecc.) influenza la fluidità della vita, limitando il suo scorrere armonioso. Per esempio, potremmo dire che l’euforia accelera il fluire del sangue e che, all’opposto, la paura lo fa gelare; il sangue, quindi, può essere assunto a simbolo della reazione emotiva verso la vita, della capacità di lasciarsi trasportare dal fluire dell’esistenza in armonia con ciò che è.

Questo liquido, circolando in appositi canali, evidenzia quanto la sana relazione tra ciò che è informe e morbido all’interno (sangue) e ciò che è definito e rigido all’esterno (canale) sia fondamentale per la salute. Infatti, quando il sangue si addensa e le pareti perdono la loro elasticità o, al contrario, quando il primo diviene troppo liquido e le pareti vasali perdono la capacità di contrarsi, si manifestano sintomi che esprimono la perdita di quest’importante equilibrio.
In proposito, la Medicina Analogica insegna che, come l’intero organismo mostra attraverso la fisiologia l’importanza dell’equilibrio tra due forze apparentemente opposte e in realtà complementari (espirazione inspirazione, contrazione rilassamento, ecc.), per la salute di ogni essere umano è indispensabile imparare ad armonizzare i due archetipi primordiali sole-luna (cielo-terra, maschile-femminile, padre-madre), fondamenta di ogni duplice funzione fisiologica.
Anche il sangue mostrando questo binomio vitale per esempio con:
• la divisione tra parte “liquida” del sangue (plasma) e parte “solida” (corpuscolata);
• la presenza di elementi eterei (gas provenienti dalla respirazione) e elementi terreni (nutrienti provenienti dal cibo);
• l’andata e il ritorno circolatorio;
mostra, analogicamente, quanto sia importante saper mantenere l’equilibrio tra le due grandi forze in ogni sfumatura della vita. Ciò dà la possibilità di scoprire come tra movimento e riposo, tra comunicazione e silenzio, tra emozione e ragione e tra ogni polarità esistente possa svilupparsi un rapporto di rispetto reciproco in cui ogni parte occupi il proprio spazio nel proprio tempo.